VALUTAZONI

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giovedì 30 ottobre 2014

"IL GIOVANE FAVOLOSO" di Mario Martone E FU COSI' CHE GIACOMO LEOPARDI RESUSCITO' SUL GRANDE SCHERMO

L'altro giorno sono andato al cinema e ho conosciuto un uomo, un uomo dal grande intelletto e dalla grande sensibilità, un uomo incastrato in una gabbia dalla quale non è mai riuscito a liberarsi. Il suo nome è Giacomo Leopardi. Nessun cineasta/bibliografo/critico riuscirà mai completamente a sporgere lo sguardo oltre la siepe della sua mente, ma almeno dargli un'identità, animare quello che nei testi scolastici nostrani viene identificato come "gobbo cieco pessimista", questo si che si può fare.  Mario Martone ci prova, e nel suo "Il giovane Favoloso", presentato con successo all'ultimo Festival del cinema di Venezia, il poeta recanatese prende corpo diventando un personaggio cinematografico, grazie alla strepitosa interpretazione di Elio Germano (ingiustamente non premiato con la Coppa Volpi). Secondo le statistiche, Leopardi è attualmente (insieme a Dante) il poeta italiano più popolare e studiato nelle nostre scuole. La sua storia la conoscono un po tutti. Come fare, dunque, a rendere interessante un film con un personaggio conosciuto anche dalle pietre in mezzo alla strada e, allo stesso tempo, cosi' complesso da decifrare? Risposta: Rischiare mostrandone un lato inedito, che poi tanto inedito non è se si leggono attentamente i suoi scritti, ma che purtroppo viene spesso dimenticato. Cosi' si finisce per offendere insegnanti e redattori di testi che hanno sempre standardizzato e che vorrebbe continuare a farlo, ma almeno si dice la verità. Perchè nell'arte nulla può essere ridotto ad un semplice monotono concetto, soprattutto quando si parla del poeta recanatese. Più che del poeta Leopardi, il film parla dell'uomo Giacomo, e del suo principale amore non corrisposto (e ne ha avuti tanti): quello nei confronti della vita stessa, che lo porterà al pessimismo, che sarebbe meglio definire "realismo", che tanto lo ha reso celebre. Egli era un genio che non riusciva ad affrontare il padre, che aveva problemi ad inserirsi in una conversazione e a conquistare una donna, un genio lacerato dai problemi fisici e da un malessere interiore che lo accompagnerà per il resto della sua vita. Un genio, ma pur sempre un uomo. E Martone ce la mette tutta per mostrarci questo lato, finendo magari talvolta per renderlo troppo teatrale e caricaturale, ma conquistando ugualmente,  sin dalla scena iniziale. I tre piccoli fratelli Leopardi giocano insieme nel cortile di casa, immortalati da un movimento di camera a mano, con in sottofondo l'irresistibile motivetto musicale di Sacha Ring che fa rabbrividire dall'emozione ogni qualvolta che parte. "Non smettere mai di volermi bene" dice al fratello Carlo prima di tentare la fuga dalla sua casa paterna,ormai diventata una prigione, per poi trovare una delle uniche persone che lo ha veramente amato fino alla fine: il napoletano Antonio Ranieri. Sognatore, romantico, ironico. Questo è il Leopardi che volevo vedere. E non per la smania di trovare un personaggio con cui è più facile identificarsi, ma semplicemente perchè lui era cosi'. Come fai a saperlo? Basta leggere le sue poesie. Uno che scrive versi di tale intensità non può essere diversamente. Sin dal mio "primo incontro con lui", tra i banchi dell'ultimo anno delle medie, nella testa ho sempre avuto quest'immagine, cosa che ha fatto entrare Leopardi nella Top 5 dei mie poeti preferiti, mentre altri lo definivano "triste e noioso". Avete presente quando, ascoltando una canzone, ve ne innamorate e non riuscite più a levarvela dalla testa per giorni, e a volte vi capita di partire automaticamente a canticchiarla? A me è successa la stessa identica cosa con L'infinito, talvolta la recito, mi rimbomba piacevolmente nella testa, proprio come una canzone particolarmente orecchiabile. In breve, Il Giovane Favoloso è un'opera d'arte d'altissimo livello, con una ricostruzione storica-scenografica-costumistica da inchinarsi, una fotografia da brividi (vedasi la scena finale dinanzi alla stelle e le immagini finali su cui viene recitata "La Ginestra) e un Elio Germano S T R E P I T O S O, che ha dato tutto se stesso: corpo, anima e voce. Che belli i versi recitati da lui, a volte proprio durante l'atto di componimento! E anche quella che è stata definita dalla stampa "cgi di fortuna" io onestamente non l'ho trovato poi cosi' male. Tutti bravi e tutto bello. Eppure c'è qualcosa che lo tiene con i piedi per terra, e so benissimo cos'è. Non tanto l'aria da sceneggiato Rai che permea tutta la pellicola, stiamo pur sempre parlando di un film italiano ambientato nell'800, il problema secondo me è la piattezza dovuta all'eccessiva durata. Ovviamente quando si va a vedere un biopic, o in generale un film su una materia che si conosce bene,  non ci si può di certo aspettare grandi colpi di scena. Quindi in questo caso il problema (e dipende comunque dai punti di vista) è la durata. Con un tagliuzzamento di 10 o più minuti, lo si sarebbe potuto rendere sicuramente più scorrevole, e talvolta meno ripetitivo. Quello del minutaggio è un problema che basterebbe ad uccidere interi film, ma quello di Martone invece regge, innanzitutto perché sono altre le cose da apprezzare oltre allo svolgimento della trama (che appunto già tutti conosciamo bene) e poi perché fatto con grande minuzia e soprattutto, amore. E allora non c'è affatto da meravigliarsi se ci si ritrova a commuoversi sul racconto della storia di quest'uomo, una vita che egli non avrebbe mai voluto fosse tale. Ci ha lasciato a soli 39 anni, ma il suo cuore, tanto quanto i suoi versi, erano infiniti, ed il film di Martone ha ormai disfatto quella siepe che da ormai troppo tempo limitava lo sguardo, il nostro. Proprio come una poesia, in cui ogni parola è come se fosse una perla, il lavoro visivo e la minuzia di particolari presenti in ogni scena del film meritano la giusta attenzione e la giusta stima. E fortunatamente lo posso dire: "..il naufragar m'è dolce in questo mare"

VOTO (DA O A 4 STELLE)

3,5 su 4
















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